COLLABORA CON REGGIOSUD

25 maggio 2011

REFERENDUM 12/13 giugno 2011


Que­sito n° 1: re­fe­ren­dum le­git­timo impedimento
“Vo­lete voi che siano abro­gati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 non­ché l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 nu­mero 51 re­cante “di­spo­si­zioni in ma­te­ria di im­pe­di­mento a com­pa­rire in udienza?”.

Nota: Que­sto que­sito, per abro­gare la legge sul le­git­timo impe­di­mento, è quello dalle pos­si­bili ri­per­cus­sioni po­li­ti­che più forti. A pro­porre il re­fe­ren­dum è stata l’Italia dei Va­lori. Dopo la di­chia­ra­zione di par­ziale in­co­sti­tu­zio­nale della legge sul le­git­timo im­pe­di­mento, la Corte di Cas­sa­zione ha au­to­riz­zato, con or­di­nanza, lo svol­gi­mento del referendum.

Que­sito n° 2: re­fe­ren­dum ener­gia nucleare
“Vo­lete voi che sia abro­gato il decreto-legge 25 giu­gno 2008, n. 112, con­ver­tito con mo­di­fi­ca­zioni, dalla legge 6 ago­sto 2008, n. 133, nel te­sto ri­sul­tante per ef­fetto di mo­di­fi­ca­zioni ed in­te­gra­zioni suc­ces­sive, re­cante Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sem­pli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tri­bu­ta­ria, li­mi­ta­ta­mente alle se­guenti parti: art. 7, comma 1, let­tera d: rea­liz­za­zione nel ter­ri­to­rio na­zio­nale di im­pianti di pro­du­zione di ener­gia nucleare?”.

Nota: Lungo e ar­ti­co­lato il que­sito re­fe­ren­da­rio per abro­gare la norma per la “rea­liz­za­zione nel ter­ri­to­rio na­zio­nale di im­pianti di pro­du­zione di ener­gia nu­cleare”. Si tratta di una parte del de­creto legge re­cante “Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sem­pli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tri­bu­ta­ria” fir­mato il 25 giu­gno 2008 e con­ver­tito in legge “con mo­di­fi­ca­zioni” il 6 ago­sto dello stesso anno. An­che que­sto que­sito è stato pre­sen­tato dall’IDV.

Que­sito n° 3: re­fe­ren­dum ac­qua pub­blica – primo que­sito ammesso
“Vo­lete voi che sia abro­gato l’art. 23 bis (Ser­vizi pub­blici lo­cali di ri­le­vanza eco­no­mica) del de­creto legge 25 giu­gno 2008 n.112 “Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sem­pli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tri­bu­ta­ria” con­ver­tito, con mo­di­fi­ca­zioni, in legge 6 ago­sto 2008, n.133, come mo­di­fi­cato dall’art.30, comma 26 della legge 23 lu­glio 2009, n.99 re­cante “Di­spo­si­zioni per lo svi­luppo e l’internazionalizzazione delle im­prese, non­ché in ma­te­ria di ener­gia” e dall’art.15 del de­creto legge 25 set­tem­bre 2009, n.135, re­cante “Di­spo­si­zioni ur­genti per l’attuazione di ob­bli­ghi co­mu­ni­tari e per l’esecuzione di sen­tenze della corte di giu­sti­zia della Co­mu­nità eu­ro­pea” con­ver­tito, con mo­di­fi­ca­zioni, in legge 20 no­vem­bre 2009, n.166, nel te­sto ri­sul­tante a se­guito della sen­tenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?”.

Que­sito n° 4: re­fe­ren­dum ac­qua pub­blica – se­condo que­sito ammesso
“Vo­lete voi che sia abro­gato il comma 1, dell’art. 154 (Ta­riffa del ser­vi­zio idrico in­te­grato) del De­creto Le­gi­sla­tivo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in ma­te­ria am­bien­tale”, li­mi­ta­ta­mente alla se­guente parte: “dell’adeguatezza della re­mu­ne­ra­zione del ca­pi­tale investito”?”.

Nota: Il se­condo que­sito sulla pri­va­tiz­za­zione dell’ac­qua pub­blica ri­guarda la de­ter­mi­na­zione della ta­riffa del ser­vi­zio idrico in­te­grato in base all’adeguata re­mu­ne­ra­zione del ca­pi­tale in­ve­stito. In que­sto caso agli elet­tori viene pro­po­sta una abro­ga­zione par­ziale della norma.

10 maggio 2011

E' PROPRIO VERO...



23 marzo 2011

PAROLE A PESO #33

03 marzo 2011

IL GENIO DELLA MASSA

18 febbraio 2011

IL BLOG REGGIOSUD RIPARTE

ATTENZIONE, ATTENZIONE
TRA POCHI GIORNI IL BLOG SARA' NUOVAMENTE ATTIVO


30 aprile 2010

1° maggio a Rosarno

Pane, pace e terra

di Rocco Vazzana, tratto da Left Avvenimenti


Per celebrare la festa del lavoro, la Triplice quest’anno ha scelto Rosarno. Lo scenario in cui i segretari di Cgil, Cisl e Uil saliranno sul palco non sarà il concertone di Piazza San Giovanni a Roma, ma la cittadina calabrese diventata famosa a gennaio per la caccia agli immigrati che avevano osato ribellarsi a condizioni di lavoro molto simili alla schiavitù. E in città si respira un clima d’attesa nervosa. Soprattutto dopo l’operazione di polizia dei giorni scorsi, denominata Migrantes, che ha portato all’esecuzione di 31 ordinanze di custodia cautelare per nove cittadini stranieri, che avrebbero svolto il ruolo di caporali, e 22 italiani che invece avrebbero costretto i migranti a lavorare in condizioni disumane. Un motivo in più per festeggiare il primo maggio a Rosarno, e un motivo in più per possibili tensioni. «Dopo gli arresti - spiega don Pino De Masi, responsabile di Libera in Calabria - la situazione non è affatto tranquilla. Però, stiamo tentando di far capire alla gente che la scelta di Rosarno non vuole essere un tentativo di criminalizzazione del Paese, è solo un modo per non abbandonare la parte sana della Calabria». E come segno tangibile di un cambiamento possibile, Libera ha deciso di “adottare” i quattro migranti feriti durante i giorni della rivolta. Adesso studiano l’italiano e lavorano sui terreni confiscate alle mafie. di lingua e hanno iniziato a lavorare, con borse di lavoro, sui terreni confiscati alle mafie. 

Ma i rosarnesi in questo momento si sentono sotto osservazione. Molti, infatti, da queste parti, rimproverano ai media nazionali di aver trattato l’argomento migranti in maniera semplicistica e di aver fatto di un’erba tutto un fascio. In una piccola realtà come quella di Rosarno tutti sanno tutto. Non devi essere mafioso per salutare il tuo vicino di casa che magari è legato alle cosche. La ‘ndrangheta esercita un controllo totale e asfissiante del territorio e spesso diventa complicato riuscire a fare dei distinguo, a tracciare dei solchi tra un “noi” e un “loro”. Di certo, però, a sparare sui migranti non sono stati dei chierichetti. «Siamo coscienti di muoverci in un territorio controllato da una minoranza ostile alla legalità e alla gestione delle regole del mercato del lavoro - dice Antonino Calogero, segretario generale della Cgil della Piana di Gioia Tauro -. Noi, però, confidiamo nella stragrande maggioranza dei cittadini di questa città, che sono gli stessi che più volte hanno dimostrato sensibilità ai temi dello sfruttamento del lavoro e dell’accoglienza. Non dimentichiamo che questa è la città di uomini del calibro di Peppino Lavorato, punto di riferimento del Partito comunista italiano che ha fatto delle battaglie per la democrazia e contro la ‘ndrangheta la sua ragione di vita». La vicenda di Rosarno è la punta estrema di un disagio che riguarda tutto il territorio nazionale. Le inchieste che hanno portato agli arresti di questi giorni mettono in luce le stesse questioni di Castel Volturno. I caporali, purtroppo, esistono a Rosarno come a Milano. E questo primo maggio, per gli organizzatori, rappresenta un tentativo di valorizzazione di una terra che ha voglia di riscattarsi in nome della legalità. Soprattutto per la Cgil che da tempo prova a tutelare i lavoratori immigrati. «Il primo censimento su questi territori dei migranti risale agli anni ’90 - prosegue il segretario della Cgil Calogero -. Erano gli anni della prima legge Martelli sull’immigrazione. E già allora fummo promotori della nascita dei coordinamenti dei lavoratori. La scelta di venire oggi qui, non è casuale. Il nostro lavoro parte da molto lontano». Ma a non credere nelle buone intenzioni dei sindacati, o almeno non a quelle di tutti, non ci sono solo quei cittadini che temono di finire ancora una volta nel tritacarne mediatico. A nutrire qualche dubbio c’è anche chi al fianco dei migranti lavora durante tutto l’anno. Peppe Pugliese, rosarnese quotidianamente sul fronte di guerra, anima da tempo l’Osservatorio per i migranti Africalabria, e sull’iniziativa del primo maggio non sembra entusiasta. «Non sappiamo ancora se aderire o no alla manifestazione - dice -. Non è per polemica con la Cgil che sulla vicenda dei migranti si è sempre fatta vedere e sentire. Ma Cisl e Uil chi le ha mai viste? Non è il caso di andare a fare la clack a persone che si sono totalmente disinteressate dei problemi di questo territorio. Ognuno è libero di pontificare e di proporre proprie analisi da un palco, ma a noi interessa capire cosa succederà a partire dal 2 maggio. Il nostro non è isolazionismo, vogliamo solo non salire su una passerella». Una voce importante quella di Pugliese a cui prova a dare risposta proprio Antonino Calogero: «Il rapporto unitario non deve mai essere messo in discussione soprattutto in un momento così delicato. È vero, spesso ci sono visioni diverse in merito a molti temi. Ma la presenza dei tre più grandi sindacati a Rosarno rappresenta anche un elemento simbolico di grande valore. Sarebbe insensato non approfittare di una possibilità di stare insieme. A volte le organizzazioni della sinistra nel nostro Paese corrono un rischio, che non risparmia nenche la Cgil: è l’autoreferenzialità». Visioni diverse a parte, in occasione del primo maggio non si parlerà solo di migranti. Al centro delle attenzioni ci saranno anche i lavoratori del porto di Gioia Tauro, che stanno attraversando un momento di crisi. La Piana sembra una medaglia con due facce contrapposte: da un lato c’è il porto, tra i più importanti del Mediterraneo, con le sue potenzialità di sviluppo e apertura verso il mondo all’interno di un meccanismo di economia globale, dall’altro lato c’è l’aspetto medievale rappresentato dallo sfruttamento becero dei lavoratori nei campi. Ma bisogna fare chiarezza: da queste parti non c’è il latifondo, anzi, esiste una proprietà agricola ultra parcellizzata che si concentra nelle mani di piccoli produttori, sfruttatori e a loro volta vittime dello sfruttamento ‘ndranghetista. 

E sul palco sindacale, i mondi di Rosarno si mostreranno tutti insieme. «Sono previsti gli interventi di un lavoratore migrante, di un portuale e di un precario - conclude Calogero -. Qui, anche la precarietà spesso si lega al tema della legalità. Penso a tutti i lavoratori impiegati nei centri commerciali che spesso diventano vere e proprie lavatrici per pulire il denaro sporco della ‘ndrangheta». Contrastare le mafie, insomma, vuol dire contrastare l’origine della negazione dei diritti. Il lavoro, finalmente, torna ad essere il tema centrale del dibattito anche a Rosarno. Un modo come un altro per tornare alla normalità. Il modo più efficace per incrinare il potere mafioso.


08 aprile 2010

Referendum nazionale sull'acqua pubblica, incontro al Csoa Cartella


26 gennaio 2009

Gabbiani ipotetici

03 dicembre 2008

Sabato 6 dicembre, cattedre in piazza

Riceviamo e pubblichiamo

01 dicembre 2008

Appello dei medici pediatri per il diritto inalienabile alla salute


L'art. 32 della Costituzione Italiana sancisce come diritto fondamentale dell'individuo il diritto alla tutela della salute e garantisce agli indigenti il diritto alle cure gratuite, anche nell'interesse della collettività.Il DL 286/ 98 all'art. 35 prevede la gratuità delle cure urgenti ed essenziali anche agli stranieri non iscritti al SSN, privi di permesso di soggiorno, e privi di risorse economiche e non prevede nessuna segnalazione, salvo i casi di obbligatorietà di referto, come per i cittadini italiani.
La Lega Nord - Padania ha presentato attraverso 5 Senatori un emendamento che prevede l'abrogazione del comma 5 dell'art. 35 e abolisce la gratuità della prestazione urgente ed essenziale agli stranieri non iscritti al SSN e privi di risorse economiche, e propone inoltre l'obbligo per le autorità sanitarie di segnalarli all'autorità competente.
I Pediatri di libera scelta aderenti alla FIMP ( Federazione Italiana Medici Pediatri ) operanti nel SSN, sottoscrittori di questo appello, ritengono gravissimo tale emendamento che finirebbe per respingere in sacche di esclusione la popolazione più indigente e ne richiedono il ritiro : esso non è soltanto la negazione di un diritto costituzionalmente sancito, ma costituisce anche un pericolo per la tutela della salute della collettività, per la mancata cura di patologie anche gravi, con conseguente rischio di diffusione e rappresenta inoltre un pericoloso passo legislativo verso l'abolizione del diritto alla cura.
Ritengono inoltre che la segnalazione all'autorità competente di un paziente indigente sia in aperto contrasto con il codice etico ordinistico al quale i medici debbono attenersi e di cui affermano il primato.
Denunciano con preoccupazione che tale emendamento priverà della assistenza sanitaria essenziale migliaia di bambini divenuti "per Decreto invisibili e senza diritti" in totale contrasto con la Convezione ONU sui diritti del fanciullo e richiedono che lo Stato Italiano firmatario con L. 176/91 della Convenzione ONU di New York del 20.11. 1989 sui diritti del fanciullo garantisca ad ogni minore straniero il pieno diritto di usufruire delle prestazioni mediche pediatriche a prescindere dalla regolarità del soggiorno.
Richiedono quindi a tutti i colleghi Pediatri, a tutti i Medici, agli Operatori Sanitari e a tutti i Cittadini Italiani ai quali stanno a cuore i fondamenti dello stato sociale e la solidarietà di sottoscrivere questo appello.

29 novembre 2008

Facebook e martello

di Voltocoperto

“Per chi conosce solo il tuo colore, bandiera rossa, tu devi realmente esistere, perché lui esista: chi era coperto di croste è coperto di piaghe, il bracciante diventa mendicante, il napoletano calabrese, il calabrese africano, l’analfabeta una bufala o un cane. Chi conosceva appena il tuo colore, bandiera rossa, sta per non conoscerti più, neanche coi sensi: tu che già vanti tante glorie borghesi e operaie, ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli”.
Mentre mettevo a posto i miei fogli, organizzavo i miei spazi mentali, mi sono imbattuto, per caso, in queste parole famosissime di Pasolini. Ritrovarle è stato come affogare nel ricordo di una coscienza sepolta, un nodo alla gola che ti fa soffocare. Tra polvere e frasi inutili scritte dalla mia mano, non pensavo che mi sarei sentito sprofondare, che Pasolini sarebbe riuscito, ancora una volta, a darmi un pugno allo stomaco all’improvviso. Mentre scrivo, probabilmente, in altre stanze tetre, qualcuno starà contrattando rese, passaggi alla nuova casa democratica di un partito che ha il tricolore come simbolo e un ramoscello floscio d‘ulivo, significante, da sempre, della pace per piccioni. Altri, invece, in altre stanze senza luce, staranno progettando rivoluzioni bolsceviche, rispolverando dizionari della Crusca per cercare un senso alla loro insensata esistenza.
Mi sento in colpa, credo che avrei potuto fare qualcosa per fermare questo scempio e invece sono stato a guardare, stupido giudice in cattedra delle meschinerie altrui.
Rivedo la mia storia, la nostra storia, e non mi capacito del presente. Ricordo un partito, Rifondazione Comunista, che era stato in grado di svecchiarsi, di parlare nuovi linguaggi, di proiettarsi nel futuro senza perdere la propria essenza radicale e antagonista. Osservo sbigottito la fine degli anni ’90, la capacità di un Grande Timoniere di non far perdere la rotta e di puntare in alto. Rimpiango i primi anni di questo decennio, i giorni di Genova e dei controvertici, delle botte della polizia, della voglia di esserci e di cambiare almeno qualcosa. Non era l’assalto al cielo, e non era neanche la selva Lacandona che ci sorrideva dal Sud-Est del Messico, erano le metropoli dell’Impero (parola che in quegli anni andava molto in voga) che implodevano e chiedevano democrazia partecipata, nuovi bisogni del nuovo millennio. Non c’erano più gli schemi canonici della lotta di classe, ma chi non aveva una casa aveva il diritto di occuparne una con l’appoggio incondizionato di chi gli stava vicino.
Poi, i miei ricordi diventano sfumati. Un anno, il 2006, mi urla qualcosa nei timpani. Tante speranze disattese e incomunicabili delusioni umane. E’ l’anno del governo Prodi, dell’aspettativa dei Pacs, edulcorati in Dico e sfumati nel Family Day. E’ l’anno in cui le parole d’ordine contro le guerre, che ci avevano visti in magliaia attraversare il paese, diventavano intenti non indispensabili. L’anno del timoniere sullo scranno che conta e dei compagni diventati burocrati a contratto. E’ l’anno del potere a tutti i costi. Una rivoluzione antropologica che ha annebbiato completamente lo sguardo di chi, nel frattempo, aveva trovato un lavoro in una segreteria. La totale scomparsa della capacità d'analisi e del contatto con la realtà.
Il resto è storia nota, alle elezioni i nullatenenti hanno scelto la Lega, i timorosi si sono divisi tra Pd e Pdl, gli ultimi hanno trovato inutile un partito come Rifondazione, fatto di nani che si atteggiavano a Napoleoni. Adesso, i vecchi amici di un tempo, quelli che disobbedivano civilmente, la politica la fanno su Facebook: aprono gruppi per salvare foche monache, lanciano petizioni contro il governo e caricano file "antagonisti", con l'unico inconveniente di essere totalmente avulsi dalla società. Virtuosismi virtuali per sensi di appartenenza al fatuo. Le mani non si sporcano più, ma la puzza di letame è nauseabonda.

27 novembre 2008

Manifestazione di lavoratori, studenti e precari a Messina

Riceviamo e pubblichiamo





La manifestazione ha due obiettivi:
-Comunicare con i cittadini intervenendo sul dramma sociale vissuto dalla città (atm, servizi socio-sanitari, precari, istruzione, senza tetto, ecc).
-Fare in modo che la sofferenza vissuta dalla città possa darsi delle forme organizzative in grado di fare pressione su tutti i livelli istituzionali. Si comprende da ciò l'importanza di consolidare la saldatura tra il movimento degli studenti e quello dei lavoratori in vista dello sciopero generale del 12 dicembre.
Il corteo, che partirà alle ore 17:00 da piazza del popolo, si propone di bloccare i treni e i traghetti delle Ferrovie dello Stato col fine di dare un messaggio forte al governo nazionale.
Inoltre sono stati definiti i seguenti appuntamenti e opportunità:
-Mercoledì 26 novembre ore 17:30 Piazza Cairoli, banchetto informativo;
-Giovedì 27 Novembre ore 17:30 Centro Commerciale Tremestieri, banchetto informativo;
-Visti i consensi delle assemblee di lunedì 24 novembre e di oggi, assemblea permanente generale di ateneo ogni lunedì alle 18:30 in aula ex-mineralogia;
-Volantinaggio nelle università 26 e 27 novembre per invitare tutti a partecipare.

26 novembre 2008

A lezione d'ambiente


Giovedì 27 novembre - DOPPIO APPUNTAMENTO CON PAUL CONNETT. Torna nel reggino, per un doppio incontro pubblico, il prof. Paul CONNETT, l'ideatore della STRATEGIA RIFIUTI ZERO, nonché docente di chimica ambientale presso la St.Lawrence University di New York e candidato Nobel per la chimica 2008.

INCENERITORI E DISCARICHE quali danni causano? Quali sono le alternative?

ORE 10.00 presso l'Aula Magna "Italo Falcomatà" della Facolta d'Ingegneria, Università "Mediterranea" di Reggio Calabria

ORE 17.30 presso l'Auditorium Comunale di Rosarno.

Parteciperanno inoltre la dott.ssa Ornella MANFEROCE, del Coordinamento dei medici della Piana, e il prof. Osvaldo PIERONI, ordinario di Sociologia dell'Ambiente presso l'Università della Calabria.

Gli incontri sono promossi da TerritoRioT, che fa parte della rete "DifendiamoLaCalabria" e della rete nazionale "Rifuti Zero", e dal Collettivo UniRC.

16 novembre 2008

Il poeta Palla Bianca




C’è uno strano signore in giro per l’Italia che ha attirato la mia curiosità; in questi tempi cosi romantici, eleganti, disinteressati, quasi nobili direi, i poeti emergono a branchi, ma lui è un caso a parte, e merita un occhio attento.
E’ un signore preteggiante per atteggiamento, con la testa a forma di palla, (Palla Bianca sarà il suo nomignolo, così nessuno potrà riconoscerlo), gli occhi del pio bove (che s’illuminano d’amore quando guarda adorante il suo Nume Tutelare), la parlata salmodiante, il carisma delle foche.
Questo signore scrive delle cose che sostiene essere poesie: una robaccia immonda, da stomaco forte, destinata magari agli spettacoli di quei comici che sfottono i poeti veri; sequenze di frasi fatte, piatte come una piattola ed altrettanto ripugnanti.
Lui le chiama poesie. Libero di farlo, non è questo il punto.
Quando leggo queste frasi-in-sequenza, ( per le quali non ho trovato una denominazione, so solo che definirle poesie significa far rivoltare contemporaneamente tutti i poeti esistiti nella tomba, da Omero a Hikmet ) ho delle crisi di riso isterico, che devo sedare col Paracetamolo; ma la libertà è anche questo, accettare le boiate degli altri in modo democratico e tollerante.
Quindi tollero le sue minchionate colossali, che d’altronde leggo su un giornale (Vanity-Fair) che a casa mia si trova soprattutto dalle parti del cesso, e che come stimolante è meglio del Guttalax.
Fin qui ci siamo; da una parte del mondo c’è Palla-Bianca, che spara a iosa versacci da stendere anche i cavalli; dall’altra ci sto io, amante della letteratura: non ci diamo fastidio, se ci incontriamo ciao ciao e basta, mica dobbiamo dividere il pane, e inutile farsi il sangue acqua, e così via.
Il fatto è che, non so per quale strana combinazione, questo Orfeo ‘de via Condotti zitto zitto calmo calmo è diventato la massima autorità della cultura in Italia.
Il paese di Dante, Michelangelo, Leonardo, Foscolo, Leopardi, Manzoni, Ungaretti, Montale, Pirandello e chi più ne ha più ne metta, questa Italia autenticamente geniale si ritrova con Palla Bianca al comando dell’Arte.
Come mandare la Pro-Sbarre in Coppa Campioni.
Un segno dei tempi. Scartabello tra le puttanate di Nostradamus per vedere se questo è un indizio della fine prossima ventura, uno dei segni rivelatori dell’Apocalisse.
Cerco con la lente d’ingrandimento nelle stampe di Bosh per vedere se il grande visionario degli Inferi aveva previsto anche una tortura simile per noi peccatori; un poetastro stonato che per l’eternità declama le sue strofe nelle tue orecchie, magari dedicandole alle raffinate donnine (La contessa De Fang, la marchesa Zoccul, ecc ecc), della sua cerchia salottiera come è solito fare.
Purtroppo è realtà.
Lo sproloquiatore cortigiano è il NumberOne autentico della cultura italiana, e adesso bandisce anche premi letterari, dove si esibisce come premiatori dei romanzieri da fast-food.
E’ anche critico televisivo: ad inizio settimana ha rampognato ferocemente il buon Bertolino ed il suo Glob, trasmissione volgare e sopra le righe l’ha definita, proprio lui.
Lui, Palla Bianca, compagno di merende del Re della televisione sciatta, volgare e sopra le righe.
Ma non basta.
Deve lasciare un segno nella storia dell’arte Italiana, il poeta cortigiano erede di Baldassarre Castiglione, deve lasciare una sua personale impronta : ed ecco la sua più geniale trovata: il re degli hamburger, il bocconiano Mario Resca, gli ultimi dodici anni passati alla guida di McDonald’s Italia, nominato nuovo direttore generale per i Musei e la Valorizzazione.
Geniale. Geniale come i suoi versi.
Da domani si cambia, fratelli: dopo le Università aziendali, gli Enti pubblici a gestione privata, i Montecitori in Sardegna, ed altre amenità a raffica, adesso anche l’Arte si adeguerà ai tempi.
E basta con queste polverosi musei e queste ammuffite biblioteche!
Aria nuova ci vuole, dice il poetastro. Aria nuova !
Da domani, ingresso al museo con patatine fritte, maionese e ketchup a soli tre euro; una capatina alla mostra del Caravaggio e vi regaliamo anche le alette di pollo fritte; e, straordinario, prova anche tu il triplo hamburger alla Pinturicchio con salsa Michelangiolesca.
Aria, aria fresca, urla Palla Bianca spalancando le finestre della biblioteca Laurenziana dove, in ambiente iper-protetto riposano gli antichi manoscritti, tesori autentici di questa nostra disgraziata Patria.
Aria, rispondo io, cercando la boccetta del Paracetamolo.

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14 novembre 2008

La sentenza: per la Diaz nessun colpevole

NON VI IMPRESSIONATE, ERA SOLO UN'EPISTASSI

13 novembre 2008

Massacro alla Diaz: oggi la sentenza

osservatoriorepressione

Più difficile di un processo a uno stupratore, più ancora di quando alla sbarra c'è un capo cosca. Così spiegò i rischi di omertà e le altre rogne di un processo alla polizia il pm Zucca, nel luglio scorso, iniziando la lunga requisitoria contro i 29 funzionari di ps imputati per i falsi, le violenze, le calunnie avvenute la notte tra il 21 e il 22 luglio 2001 nella scuola Diaz di Genova. Oggi le ultime due repliche delle difese, poi la corte, presieduta da Gabrio Barone, si ritirerà in camera di consiglio per decidere sui 108 anni complessivi (l'unico imputato per il quale s'è proposta l'assoluzione è Alfredo Fabbrocini) chiesti da Zucca e dal suo collega Francesco Cardona Albini, i due pm che avevano chiesto il rinvio a giudizio il 4 marzo del 2004, a tre anni dai fatti. Richiesta accolta il 26 giugno. L'ultima delle oltre duecento udienze, inizierà alle 10 nell'aula bunker del Palazzo di giustizia.Nulla della versione ufficiale è stato salvato nelle 560 pagine di memoria che la pubblica accusa ha prodotto dopo la requisitoria. Non ci fu alcuna aggressione al convoglio di volanti, blindati e autocivetta che transitò sotto le scuole - uno di fronte all'altro c'erano il media centre e il dormitorio dei manifestanti - al termine dell'ultimo dei cortei del Genoa social forum. Sempre stando alle accuse non ci fu resistenza all'irruzione di oltre duecento agenti travisati che, ufficialmente, avrebbero divuto stanare i cosiddetti black bloc autori delle violenze dei giorni precedenti e, in ultimo, dell'aggressione alle macchine di un paio d'ore prima. Né ci fu la coltellata riferita da un'agente e le molotov - esibite dall'allora portavoce di De Gennaro in conferenza stampa, assieme a badili e picconi trafugati da un cantiere vicino e a coltellini svizzeri prelevati dagli zaini dei no global campeggianti - furono portate apposta dalla questura per giustificare la mattanza. Per mesi, la stampa e la politica si affanneranno a cercare la catena di comando di quella notte evitando di citare che l'allora portavoce di De Gennaro, il capo della polizia, era in via Battisti a sbarrare la strada a parlamentari, cronisti e, soprattutto a legali nominati. Né fu un errore il blitz nella scuola di fronte dove furono trafugati documenti di legali e cronisti, con appena un po' meno brutalità di quanto avveniva a pochi metri.No, secondo i pm, non fu la «normale perquisizione» che il governo - anche allora regnava Berlusconi - cercò di far credere. E dei 93 arresti per devastazione e saccheggio di quella notte cilena nemmeno uno fu avallato dal giudice. Fu un'operazione di guerra sporca, una «macelleria messicana» frase coniata da uno degli imputati, il vice di Canterini al tristemente noto primo reparto celere di Roma. Amnesty international definirà l'operato delle polizie nelle tre giornate del G8 come la più grave sospensione del diritto e delle garanzie democratiche in Occidente dalla II guerra mondiale.Tra i 29 imputati spiccano nomi di grande prestigio per le forze dell'ordine: Francesco Gratteri, allora dirigente del Servizio centrale operativo oggi a capo dell' Anticrimine; Giovanni Luperi, ex vicedirettore dell'Ucigos attuale capo dipartimento analisi dell'Aisi (l'Agenzia di informazioni e sicurezza interna, l'ex Sisde), Gilberto Calderozzi, ex vicedirettore dello Sco, oggi capo del Servizio centrale operativo. Tutti promossi da tutti i governi succedutisi da allora, dunque, e anche questo tardivo primo grado sarà sepolto dalla vicinissima prescrizione per la gran parte dei reati. Non sfugge, tuttavia, il senso politico di un'eventuale condanna dopo le mezze verità del processo parallelo per le torture nella caserma della celere trasformata in prigione provvisoria per le retate del G8. Il Genoa legal forum, con una lettera firmata dal sociologo Salvatore Pallìda e dall'avvocato Massimo Pastore, chiede alla stampa democratica di farsi promotrice di una campagna per la rimozione degli eventuali colpevoli dai ranghi. In aula ci sarà, tra gli altri Vittorio Agnoletto, eurodeputato del Prc, all'epoca portavoce del Gsf. Certo che ci saranno, oltre alle parti civili, i genitori di Carlo Giuliani, ucciso da un carabiniere negli scontri innescati senza ragione dalle guardie contro un corteo regolarmente autorizzato. Un video, a disposizione del tribunale, mostra che imbracciò l'estintore solo dopo aver visto la pistola. Ma nessun giudice chiederà mai un processo pubblico. La Bbc, invece, mostra, oltre ai volti noti di imputati, le immagini Rai finora inedite di un fantomatico ispettore della Digos di Napoli, in borghese ma col casco - non identificato, cui una collega fiorentina avrebbe consegnato la busta delle molotov, la regina della prove fasulle.

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12 novembre 2008

Genova per noi...



CANZONE DEL MAGGIO


Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
sela paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.
E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credervi assolti
siete lo stesso coinvolti.
Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le "pantere"
ci mordevano il sedere
lasciandoci in buona fede
massacrare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c'eravate.
E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le "verità" della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.
E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

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Scuola Diaz: Ecco l'uomo delle molotov

tratta da Repubblica.it


Eccola la fotografia-simbolo di quella notte maledetta . Inedita. Oscura. Inquietante. È stata estrapolata da un filmato girato da un operatore Rai e depositato dalle parti civili il mese scorso. Nel mosaico riportato qui a fianco, è il quadrato sulla destra in alto. Si riconoscono il cortile della scuola Diaz, le sagome dei funzionari di polizia che si allontanano dopo aver chiacchierato a lungo intorno al sacchetto azzurro con le due bottiglie incendiarie. Sullo sfondo le grandi finestre dell´istituto, le stanze illuminate. E a sinistra - piccolino, cerchiato di rosso - il profilo di un uomo sulla soglia dell´ingresso laterale. È di spalle, in borghese, indossa un casco protettivo. Nella mano sinistra stringe qualcosa. Sì. È il sacchetto azzurro delle molotov. Accanto riporta una didascalia in inglese, perché l´immagine fa parte di un´inchiesta giornalistica della Bbc di prossima pubblicazione: «Naples Digos Inspector entering Diaz Pertini». Si tratta cioè del fantomatico ispettore della Digos di Napoli che introduce materialmente nella scuola le molotov della vergogna, una della prove fasulle - la "regina" delle prove false - con cui la Polizia di Stato avrebbe voluto "giustificare" il massacro e le manette ai 93 no-global.

Il documento è paradossalmente eccezionale. Perché da un lato rappresenta il punto di non ritorno della vicenda: ecco come le forze dell´ordine hanno truccato le carte, barato, mentito fin dalla prima ora di quella notte dannata. È tutto vero: fu un pestaggio cinico e bestiale, e i servitori dello Stato preferirono raddoppiare l´orrore - aggiungendo alla carneficina l´ingiustizia della prigione - piuttosto che ammettere le proprie responsabilità, il fallimento. Ma d´altro canto, quella spaventosa bugia è così chiara, solare, che persino alcuni avvocati della difesa nella loro recente arringa la davano per scontata. Alla Diaz abbiamo imbrogliato, embé?
La catena è stata definitivamente ricostruita nel corso di quasi quattro anni di dibattimento e centocinquanta udienze. L´agente Michele Burgio prende le due molotov - che erano state sequestrate nel pomeriggio durante gli scontri di corso Italia dal vice-questore Pasquale Guaglione, e da lui affidate a Valerio Donnini, padre degli specialissimi nuclei anti-sommossa e capo di Burgio - e nel cortile della scuola le consegna al vice-questore Pietro Troiani. Il funzionario le mostra al collega Massimiliano Di Bernardini. Poi entra in ballo Gilberto Caldarozzi, l´uomo che qualche anno dopo avrebbe partecipato alla cattura di Bernardo Provenzano. Qualche minuto più tardi, il sacchetto azzurro delle molotov è impugnato da Giovanni Luperi e mostrato agli altri super-poliziotti che gli si fanno intorno. E questa, di immagine, la conosciamo bene. Quello che succede dopo ce l´hanno raccontato gli stessi protagonisti in negativo del blitz. Luperi, attuale direttore dell´ex Sisde, ricorda di aver chiamato una funzionaria che stava all´esterno della scuola. Perché mai? Per affidarle il reperto, che pure in quel momento - visti gli sviluppi successivi - aveva una straordinaria importanza investigativa. Bene: Luperi chiama Daniela Mengoni e le dice di avere cura delle molotov. E la Mengoni che fa? A sua volta chiama un sottufficiale. «Credo fosse un ispettore della Digos di Napoli». Credo, dice. Non ne conosce il nome, non è in grado di riconoscerlo. Nessuno degli ispettori Digos napoletani, rintracciati anni dopo dai magistrati, corrisponde a quello indicato dalla donna. E dunque, con lui e il sacchetto si avvicina all´entrata secondaria della scuola Diaz. Chissà perché. Si avvicina, e gli affida la prova «regina». Le molotov, che il nostro codice equipara ad armi da guerra. La prova intorno alla quale avrebbero poi giustificato l´intera operazione. «Tienile un momento, che devo fare una cosa». Lo molla lì. Quando torna, le bottiglie incendiarie saranno allineate sul lenzuolo che ospiterà il resto dell´"arsenale" sequestrato ai fantomatici Black Bloc della Diaz: i coltellini multiuso, le sottile anime in alluminio degli zaini fatte passare per spranghe, gli assorbenti femminili, la biografia del reverendo Jesse Jackson fatta passare per materiale "eversivo". E i picconi, le mazze rubate da un vicino cantiere.

Alla storia si aggiunge oggi quest´ultima immagine. Quella dell´ispettore Digos di Napoli (?) che entra nella scuola. C´è poi un altro fotogramma che ritrae lo stesso uomo mentre esattamente cinque minuti prima entra nella scuola, un camicione blu fuori dai pantaloni di colore beige. È quello in basso a sinistra. A fianco, nel terzo riquadro, l´ispettore leaving - che la lascia - la Diaz. La visiera del casco ben calata a nascondere il volto. Sono trascorsi altri quattro minuti. Nove in tutto. Per entrare, piazzare le bottiglie e andarsene. Ma tornando al riquadro lassù in alto, quello dell´ingresso delle molotov nella scuola, vale la pena di sottolineare i due funzionari indicati dalla Bbc. Uno è appunto Luperi, oggi ai vertici del ministero dell´Interno. Nel processo ha rifiutato di essere interrogato, preferendo le "dichiarazioni spontanee". Senza contraddittorio. Ha spiegato che quella sera lui era tutto sommato rimasto ai margini dell´operazione. Era soprattutto preoccupato di portare i colleghi a cena, ricordava. L´altro era Spartaco Mortola, adesso questore vicario a Torino, allora capo della Digos di Genova. L´ufficio cui vennero affidate per la custodia le molotov, il reperto trasformatosi in un boomerang per la Polizia di Stato. Le bottiglie furono "accidentalmente" distrutte dagli stessi agenti. Questa è un´altra storia, verrebbe da scrivere. Ma purtroppo la storia è sempre la stessa

11 novembre 2008

Sabina Guzzanti con gli studenti dell'Università della Calabria

Martedi 11 Novembre
ore 16:00, AULA CONSOLIDATA 1 (FACOLTA' DI ECONOMIA)

SABINA GUZZANTI
incontra gli studenti all'Università della Calabria (Cosenza)

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10 novembre 2008

Torture alla scuola Diaz: il 12 novembre la sentenza


La sentenza per il più delicato e scomodo tra i processi del G8 è attesa a partire dal prossimo 12 novembre, giorno in cui il tribunale presieduto da Gabrio Barone si ritirerà in camera di consiglio. Sono imputati 29 tra agenti e super-poliziotti, accusati a diverso titolo di aver picchiato persone inermi ed innocenti, di aver falsificato le prove per «giustificare» il massacro, di aver mentito dall´inizio alla fine: a cominciare dal fantomatico agguato ai danni di alcune pattuglie, per continuare con la presunta resistenza da parte degli ospiti della scuola, proseguendo con il poco credibile accoltellamento di un «celerino», fino al crescendo delle bottiglie molotov introdotte ad irruzione terminata. Alla sbarra ci sono Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, rispettivamente a capo della Direzione anticrimine centrale e dell´ex Sisde, c´è Gilberto Calderozzi, protagonista dell´arresto di Bernardo Provenzano, ci sono gli allora capi della "Celere" romana e della Digos genovese. Tutti funzionari ai vertici del ministero dell´Interno che in questi anni, e nonostante le accuse rivolte dalla procura, hanno continuato a fare carriera. Il procedimento, in cui l´accusa è sostenuta dai pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, ha generato un secondo, imbarazzante fascicolo: è quello relativo alla falsa testimonianza del vecchio questore del capoluogo ligure, Francesco Colucci, che sarebbe stato «istigato» da Gianni De Gennaro, a lungo capo della polizia. Una storia vergognosa e purtroppo infinita.

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07 novembre 2008

Università: cortei a Cosenza, Reggio, Catanzaro e Crotone


Manifestazioni di protesta degli studenti universitari e delle scuole medie superiori sono in corso da stamani a Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria. A Cosenza il corteo degli studenti è aperto da uno striscione con la scritta «Noi la crisi non la paghiamo». Universitari, studenti delle scuole della città, ricercatori e docenti dell'Unical si sono ritrovati a piazza Zumbini e stanno intonando cori contro il governo: «Una, dieci, cento, mille occupazioni» e poi ancora «Gelmini non ti vogliamo». A Cosenza sono giunte anche delegazioni di studenti universitari di Messina, Potenza e Reggio Calabria. «Stiamo partecipando molti docenti dell'ateneo - ha detto il preside della facoltà di Lettere dell'Unical, Raffaele Perrelli - Lo scopo principale è quello di arginare la politica del governo sia in tema di tagli che di trasformazioni delle fondazioni. È importante la nostra presenza accanto agli studenti». A Catanzaro gli studenti dell'Università Magna Grecia e delegazioni delle scuole medie superiori stanno partecipando ad un corteo che sfilerà per le vie principali del capoluogo calabrese. A Reggio Calabria, a causa della pioggia delle scorse ore, gli studenti hanno deciso di trasformare il corteo in un Sit-In in corso nei pressi del lungomare.

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06 novembre 2008

L'onda travolge la città


Non pagheremo la vostra crisi: è questo lo slogan nazionale che ha animato le lotte di queste settimane. Lo riproponiamo nella nostra città per rifiutare di pagare la crisi del capitalismo, di un sistema senza regole. La crisi non può ricadere sulla spalle della scuola, dell'università, della sanità, dei contribuenti e dei precari: non vogliamo socializzare le perdite dopo anni di privatizzazione dei profitti. Le occupazioni, le assemblee, le iniziative che hanno coinvolto e contagiato le città e l'intero paese hanno indicato come un'altra università fatta di partecipazione e democrazia sia possibile. Siamo un movimento pacifico ma determinato e non cederemo all'arroganza del governo; per questo non ci fermeremo sino a quando la Legge 133 sull'Università e il Decreto Gelmini sulla scuola non saranno ritirati. Molte cose nel mondo della formazione vanno cambiate ma il rinnovamento non passa attraverso tagli e privatizzazioni. La nostra regione, già tanto vessata dalla collusione tra politica e malaffare, sarà particolarmente colpita da queste politiche antisociali e per questo invitiamo tutti i calabresi a unirsi alla nostra protesta. Chiediamo a tutti di rispettare la nostra autonomia che trova le sue ragioni in una battaglia culturale in difesa del sapere, dell'istruzione e della ricerca pubblici. Per questo chiediamo a tutti di partecipare senza simboli al nostro corteo.Il comitato di lotta dell'Unical raccoglie l'invito dell'Università la Sapienza di Roma e promuove per il giorno 7 novembre una manifestazione a Cosenza con concentramento alle ore 10 in P.zza Zumbini.

COMITATO DI LOTTA UNICAL - http://comitatounical.blogspot.com/

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Corteo autorganizzato di donne

Riceviamo e pubblichiamo
ROMA, 22 NOVEMBRE 2008 P.zza della Repubblica, ore 14.00 INDECOROSE E LIBERE!


La violenza maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanentedelle donne in Italia come nel resto del mondo. La violenza fa parte dellenostre vite quotidiane e si esprime attraverso la negazione dei nostri diritti, la violazione dei nostri corpi, il silenzio. Un anno fa siamo scese in piazza in 150.000 per dire NO alla VIOLENZA MASCHILE e ai tentativi di strumentalizzare la violenza sulle donne, da parte di governi e partiti, per legittimare politiche securitarie e repressive e torneremo in piazza anche quest’anno perché i governi cambiano ma le politiche restano uguali e, al giorno d’oggi, peggiorano. In un anno gli attacchi alla nostra libertà e autodeterminazione sono aumentati esponenzialmente, mettendo in luce la deriva autoritaria, sessista, e razzista del nostro paese. Ricordiamo il blitz della polizia al policlinico di Napoli per il presunto aborto illegale, le aggressioni contro lesbiche, omosessuali e trans, contro immigrate/i e cittadine/i di seconda generazione. Violenza legittimata e incoraggiata da governi e sindaci-sceriffi che vogliono imporre modelli di comportamento normalizzati in nome del “decoro” e della “dignità” impedendoci di scegliere liberamente come condurre lenostre vite. La violenza maschile ha molte facce, e una di queste è quella istituzionale: vorrebbero risolvere la crisi economica e culturale che stiamo vivendo smantellando lo stato sociale. Per salvare le banche, rifinanziare le missioni militari all’estero e militarizzare le nostre città tagliano i fondi ai centri antiviolenza, ai consultori e a tutti i servizi che garantiscono alle donne libertà, salute e indipendenza. Con la legge 133 tagliano i fondi alla scuola e all’università pubblica per consegnare l’istruzione nelle mani dei privati determinando la fine del diritto ad una istruzione gratuita e libera per tutte/i. Con il decreto Gelmini, migliaia di insegnanti, maestre precarie, perdono il posto di lavoro, e viene meno un sistema educativo - il tempo pieno - che sostiene le donne, consentendo loro una maggiore libertà di movimento e autonomia. L’obiettivo delle riforme del lavoro, della sanità, della scuola e dell’università è di renderci sempre più precarie e meno garantite: mogli e madri “rispettabili” rinchiuse nelle case, economicamente dipendenti da un uomo, che lavorano gratuitamente per badare ad anziani ebambini. Non pagheremo noi la vostra crisi! SABATO 22 NOVEMBRE SAREMO DI NUOVO IN PIAZZA PER RIBADIRE con la stessa forza, radicalità e autonomia che la VIOLENZA MASCHILE non ha classe né confini, NASCE IN FAMIGLIA, all’interno delle mura domestiche, e NON È UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO E AFFERMARE CHE al disegno di legge Carfagna, che criminalizza le prostitute e impone regole di condotta per tutte, che ci vuole dividere in buone e cattive, insante e puttane, in vittime e colpevoli, noi rispondiamo che
SIAMO TUTTE INDECOROSAMENTE LIBERE! al decreto Gelmini che ci confeziona una scuola autoritaria e razzista, noi rispondiamo che VOGLIAMO TUTTE 5 IN CONDOTTA! ai pacchetti sicurezza e alle norme xenofobe che ci vogliono distinguere in cittadine/i con e senza diritti, rispondiamo che SIAMO TUTTE CITTADINE DEL MONDO E ANDIAMO DOVE CI PARE!

Sommosse – Rete Nazionale di femministe e lesbiche per adesioni: sommosse_roma@inventati.org
http://www.flat.noblogs.org/

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05 novembre 2008

Incontro sulla Palestina al Csoa Cartella

Riceviamo e pubblichiamo


Venerdì 7 novembre ore 18.00 al Csoa Cartella PALESTINA IERI, OGGI... E DOMANI? Incontro/dibattito con:
Alì Rashid, già Primo Segretario Delegazione Palestinese in Italia;
Michelangelo Cocco, giornalista del Manifesto;
Nando Primerano, di ritorno dai campi profughi palestinesi in Libano e Siria.
A seguire una cena sociale (è gradita la prenotazione!!!). Iniziativa BENEFIT a sostegno del Manifesto, la cui sopravvivenza è messa a dura prova dal decreto Tremonti, insieme a quella di tante altre testate. DIFENDIAMO LA LIBERTÁ DI STAMPA!

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04 novembre 2008

Sono usciti dalle fogne

Dopo l'ennesima azione squadrista, questa volta a farne le spese è stata la redazione di "Chi l'ha visto", colpevole di aver mandato in onda il video delle aggressioni che hanno preceduto gli scontri a Piazza Navona, ReggioSud ha deciso di cambiare pelle per qualche giorno, e di utilizzare momentaneamente questo nuovo banner. In alto a sinistra c'è la dicitura "blog antifascista", e la scritta REGGIOSUD viene urlata con forza. E' solo un gesto simbolico e siamo consapevoli di ciò, ma volevamo lasciare un piccolo segno della nostra resistenza. Antifascismo come valore irrinunciabile.


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03 novembre 2008

'Ndrangheta ad alta velocità

tratto da reggionline

Le mani della malavita organizzata sugli appalti per l’Alta Velocità ferroviaria. Un rischio più volte evocato, uno scenario verosimile ma finora indimostrato. E che invece viene allo scoperto in tutta la sua concretezza in queste ore, con l’operazione - in larga parte ancora in corso - che la Procura di Milano realizza mandando tre diverse forze di polizia a sequestrare camion, ruspe e attrezzature nelle imprese che lavorano alla tratta Milano-Torino della Tav. Ufficialmente l’accusa è di smaltimento illegale di rifiuti. Ma andando a sequestrare i camion si scopre, inevitabilmente, chi era materialmente a mandare avanti la gigantesca opera di svuotamento dei terreni ad ovest del capoluogo lombardo. Ed è qui che saltano fuori i nomi che collegano direttamente gli appalti ai piani alti delle cosche. E cioè alle famiglie calabresi di Platì da quarant’anni insediate a Milano, regine indiscusse del business del movimento terra. L’inchiesta è condotta dai pm Paola Pirotta e Frank Di Maio con la Guardia di finanza, la Polizia provinciale e la Forestale e ha di mira tutto quanto, subappalto dopo subappalto, sta accadendo nei cantieri della Torino-Milano. Quattordici aziende tutte in varia misura coinvolte nei lavori, vengono colpite da avvisi di garanzia e perquisizioni. In testa all’elenco, due nomi che fanno sobbalzare. Uno è quello di Santo Maviglia, classe 1973, da Africo in provincia di Reggio Calabria. Ad Africo il cognome Maviglia è un cognome pesante: Giuseppe Maviglia era il sindaco della cittadina quando nel 2003 il consiglio comunale venne sciolto per infiltrazioni mafiose; un altro ex sindaco, Santoro Maviglia, era stato arrestato nel 1984 per traffico internazionale di droga. Anche il giovane Santo Maviglia nel 1992 è stato arrestato nell’ambito di una mega-operazione contro il narcotraffico. Adesso è titolare di una azienda individuale, la Edilcostruzioni. Africo e Milano sono lontane. Eppure Maviglia ottiene un subappalto dei lavori Tav. E finisce nell’elenco degli avvisi di garanzia. L’altro nome importante, nell'elenco, salta meno all’occhio: se non altro perché è un bel nome lombardo, Maurizio Luraghi. Ma Luraghi non è un qualunque imprenditore edile. Secondo le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Luraghi è il prestanome dei Barbaro e dei Papalia, le famiglie di punta della ’ndrangheta nel milanese. Attraverso Luraghi e la sua azienda, la Ls Strade, i clan hanno continuato - in barba alle indagini - a controllare per anni l’intero mercato del movimento terra a sud di Milano. Mentre dinamite e revolverate intimidavano concorrenti e amministratori pubblici, Luraghi offriva una «faccia pulita» ai boss cui intestare appalti e affari. Luraghi è stato arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso nel luglio di quest’anno insieme a quattro esponenti dei clan, tra cui il boss Domenico Barbaro detto «l’Australiano». Ed ora anche i nomi di Luraghi, di sua moglie Giuliana Persegoni e della Ls Strade appaiono nell’elenco delle aziende che, di subappalto in subappalto, portavano nelle casse dei clan il grande affare dell’Alta Velocità.

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01 novembre 2008

Riordino, riorganizzazione

Commento notturno di "Mangas Colorado" alias Antonio Calabrò

Riordino, riorganizzazione, analisi delle vertebre, fondamenti scettici di rilanci neuronali, scuole in piazza e nuovo scintillare di mazze ferrate su cervelli ingombri di pensieri vivi.
Siamo ancora vivi, non solo pesci pescati e già fritti, il ministro Maroni annuncia il pugno duro, il pugno, il pugno chiuso io me lo ricordo ancora, ed era viola di muscoli contratti, verdognolo di rabbia, rosso d'amore.
Riordino, riorganizzazione.
Non c'è bufera senza venti e alberi schiantati, vedo gongolanti i cialtroni e i farabutti e i cinici e quelli che io me ne frego e quelli che ci vuole il pugno di ferro che si guardano attorno e si ritrovano non più maggioranze né silenziose né ridanciane ed il loro pugno adesso è nelle mani di figli e di menti e di pensatori pazzi come eroi tragici di Stan Lee e pensatori e pugni chiusi che si riformano spontaneamente e diamine con la rabbia e Marx che adesso collima col vangelo e io che me ne sto sull'eremo dei poeti e guardo e me la rido, col fido amore della poesia in corpo, e aspetto.
Riordino, riorganizzazione, questi giovani evasi finalmente dalle gabbie di Dolce e di Gabbane e di Amici che gli basta un mese per essere John Lennon e di puttane patentate prime donne d'Italia e di gigolò nerboruti opinionisti del sapere e di volgari illusioni di felicità perdute prima d'essere scoperte: scoprite il mondo fratelli e sorelle, brothers and sisters, scopriamo gli altarini, in fondo un fascista è soltanto un fascista, una putrida violenta carogna con evidenti carenze affettive, un represso sessuale incapace d'accettarsi e che cerca d'imporre la sua miseria a tutti, e Garcia Lorca poi in fondo chissà, chissà se il suo sangue era vinto come scrive il panzone già Panza, chissà se il sangue dei poeti è un sangue vinto, o il tempo di Gramsci in cella (ah, Gramsci, come aveva previsto tutto, lui) era solo un Tempo Perduto.
E in fondo i Lager sono una montatura giornalistica, e Mussolini una così brava personcina, un riordinatore delle sorti d'Italia, un riorganizzatore delle file, ma Lui, il Silvio intendo, il ducetto delle allegre comari dei pianerottoli sfoglianti Più e Novella, in fondo lui si che è una brava personcina, ah, ma ci vorrebbe il braccio di ferro, ehm, il pugno di ferro, ma di più direi, ci vorrebbero pugnette di ferro a secchiate per diminuire questa rabbia sorda e cieca, quintali di masturbazioni ed orgasmi in svendita per ripristinare il controllo delle menti, per ridare un equilibrio alle menti, alle menti, ai mentitori sempre più spudorati, menti e mentitori, pugni e pugnette, cogito ergo ergastoli di letture sarebbe la condanna giusta per i facinorosi che, se gli domandi, in una vita intera hanno letto solo l'etichetta della loro birra preferita e parlano di Evola e di Gentile e di Pound ma solo per dare fiato ai loro rutti soffocati, ed io me ne sto qui sul mio eremo di poesie e cerco di stare calmo e di ridere e di non far correre la mano all'astuccio di colori di guerra e vorrei avere la forza di perdonarli, di perdonarli perchè hanno ucciso Federico Garcia Lorca sparandogli prima nel culo e poi in testa ma non ci riesco, grande Wakantanka perdona tu me se non ci riesco, se sono stupido e miserabile da provare ciò se qualcuno tocca i miei libri prediletti, ma sono uomo, sono carne debole, ed allora, oggi, li odio.
Questo attacco all'istruzione ed alla cultura è in realtà un perpetuarsi dell'omicidio fascista di Garcia Lorca, in realtà è solo e soltanto questo. Difendiamoci, disotterriamo dunque le poesie incendiarie, prepariamo fulmini di fantasia e armi spaventose di sapere: il nemico ha gettato la maschera svelando il suo ghigno, ma ha serrato i nostri pugni e riorganizzato le nostre menti.

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31 ottobre 2008

Infiltrati a Piazza Navona?

PROBABILI INFILTRATI



LA TESTIMONIANZA DI CURZIO MALTESE


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30 ottobre 2008

Scuola: manifestazioni in tutte le città calabresi


Proteste e cortei sono in corso in tutta la Calabria contro la riforma Gelmini. La gran parte delle scuole è rimasta chiusa in coincidenza con la giornata di protesta nazionale organizzata dai sindacati della scuola. Cortei sono in corso a Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria e Vibo Valentia ed in altri centri, con la partecipazione sia di studenti che di professori. Molti gli slogan contro il provvedimento varato dal Governo. A Crotone scenario della protesta è il liceo classico Pitagora, dove è in corso un sit-in con la partecipazione di studenti e professori anche di altri istituti cittadini. A Catanzaro è bloccato l'accesso alla città.

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29 ottobre 2008

Decreto e manganello, come ai vecchi tempi

(foto Ansa)
Dopo la prova di forza del Governo e del ministro Gelmini, che approva per decreto la riforma della scuola, tensione in Piazza Navona tra studenti. A quanto riferito da alcuni manifestanti, un gruppo di circa 50 ragazzi appartenenti al "Blocco Studentesco", movimento di estrema destra, ha colpito altri studenti con caschi e cinte per guadagnare le prime file del presidio di fronte al Senato. Due studenti universitari sono stati feriti al volto. «Ero a terra e mi hanno colpito in 20 con cinte e caschi» dice Alessandro studente del liceo Newton, ferito dietro alla nuca. Altri 2 studenti de La Sapienza sono seduti a piazza delle Cinque Lune con ghiaccio in testa e segni di ferite al volto. «Sono arrivati con la camionetta quelli del Blocco Studentesco e ci hanno caricato con caschi bottiglie e moschettoni» racconta uno studente universitario, mentre attende di essere medicato dal 118. "Siamo tutti antifascisti", è stato il coro che si è alzato dal corteo studentesco. Le forze dell'ordine, inizialmente assenti in piazza Navona, sono giunte a Piazza Navona con un inspiegabile ritardo, lasciando che il "Blocco Studentesco" potesse consumare indisturbato le proprie provocazioni. «Siamo stati aggrediti e non abbiamo visto neanche l'ombra di un poliziotto. Gli agenti erano schierati per difendere Palazzo Madama, ma qui, al presidio di Piazza Navona neanche un agente». Più di uno studente lamenta l'assenza di poliziotti al momento dell'aggressione da parte dei fascisti.

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Il blog è vivo ed ha la stessa forza di quando è nato(2005) Alcune persone in passato avrebbero voluto impossessarsene oppure farlo diventare qualcosa di inutile o peggio ancora utile solo per i propri sporchi scopi personali. Questo blog è uno spazio web libero. Negli anni precedenti ha combattuto contro tante ingiustizie. Vuole farlo ancora. REGGIOSUD ESISTE